Visione e strategia: le basi per dare concretezza al Terzo Settore

12 Gennaio 2026

Grazie ad oltre vent’anni di esperienza conosco bene l’importanza di visione e strategia nel Terzo settore, essenziali per lavorare a favore di obiettivi concreti.

Infatti, come vediamo a breve visione e strategia nel Terzo settore permettono di portare equilibrio finanziario e realizzare la propria missione sociale, altrimenti il rischio di perdere tempo e denaro è molto alto.

Per comprendere bene ti riporto il caso reale dell’Associazione Outsider, con cui ho stilato un progetto a favore dei detenuti della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.

Come puoi leggere nell’articolo dedicato, tempo prima, insieme all’Associazione Outsider siamo stati i primi in Italia a portare la disabilità sul palcoscenico teatrale.

Forti del grande successo ottenuto, decidemmo di stilare un progetto a favore dei detenuti, ovvero insegnargli la recitazione permettendogli di esibirsi in teatro insieme ai disabili.

Durante l’esperienza precedente compresi come la recitazione favorisca l’emersione dei talenti, questo per i detenuti rappresentava un’ottima possibilità di riscatto sociale, aspetto spesso assente nelle carceri italiane.

Ora, il nostro progetto, non essendoci una legge dedicata andava incontro ad un vuoto normativo e, come vediamo a breve solo quando visione e strategia nel Terzo settore sono chiare, allora è possibile forzare la mano.

Infatti, appena il progetto fu accolto sia dal cappellano che dal direttore del carcere, incontrammo fin da subito difficoltà sia operative che burocratiche.

Ad esempio, occorrevano le autorizzazioni per accedere al carcere, l’accesso per attori, tecnici, costumisti, l’impiego del personale penitenziario, le barriere architettoniche che rendevano difficile l’accesso ai disabili.

Conscio che visione e strategia nel Terzo settore fanno la differenza, stilai il progetto evitando che rimanesse intrappolato nella burocrazia, inoltre inclusi le ore che i detenuti dedicavano alla recitazione come equipollenti ad attività di formazione professionale.

Fu più arduo del previsto, tuttavia forti di visione e strategia chiare riuscimmo a fare breccia nel vuoto normativo e uscire dalle maglie della burocrazia con tutte le autorizzazioni necessarie.

Fu un’operazione titanica, poiché portare all’esterno del penitenziario richiede l’impiego di personale, mezzi blindati, scorte e la messa in sicurezza del teatro.

Determinante fu anche l’adesione del personale carcerario, infatti diversi agenti di polizia penitenziaria parteciparono senza retribuzione, poiché impossibilitati a fare straordinari.

Quella sera, davanti ad un teatro gremito di persone, detenuti e disabili recitarono insieme, coronando un successo che andò oltre ogni aspettativa.

Oltre a emozione e soddisfazione personale, toccai con mano che, quando visione e strategia nel Terzo settore sono chiare, allora accadono veri e propri miracoli.

L’unico rammarico è che, nonostante il successo ottenuto e diverse lettere di sollecito, il Ministero dell’Interno non riuscì a varare una legge che normasse quanto avevamo fatto.

In ogni caso, da allora diverse strutture carcerarie iniziarono a svolgere attività di recitazione, molte attive ancora oggi.

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